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Enzo Ferrari, romanzo di vita: tutti i segreti sul libro del mito!
.........di VINCENZO BORGOMEO
"Enzo Ferrari è stato il simbolo della velocità, della sfida, del successo". Comincia così, con questa citazione di Gianni Agnelli, il libro "Ferrari, romanzo di una vita", scritto da Oscar Orefici ed edito dalla Cairoeditore.
"Su Ferrari - come racconta lo stesso Orefici, giornalista, scrittore e autore televisivo - si sono scritte migliaia di pagine, perché come pochi altri ha saputo rappresentare un'immagine bella e vincente dell'Italia, ha scoperto piloti che sono entrati nella leggenda, ha vissuto in modo schivo e appartato, ha lavorato con tenacia e passione fino alla fine dei suoi giorni".
Il libro, divertente e da leggere tutto d'un fiato, è diviso in tre grandi capitoli: il primo dedicato alla giovinezza di Ferrari, alla sua carriera di pilota, alla Scuderia, ai suoi rapporti con Nuvolari e al suo feeling (come si direbbe oggi) con la città di Maranello. Nella seconda parte del volume si arriva alle origini del mito, si tocca il difficile tema delle tragedie sportive e personali vissute da Ferrari, senza dimenticare l'analisi dei giorni eroici di Niki Lauda e Gilles Villenuve.
L'ultima parte infine affronta un lato quasi segreto di Ferrari: la sua lenta agonia, la malattia e la sofferenza che poi lo hanno portato a morire proprio il giorno di Ferragosto. Ma non mancano riflessioni su quale sia oggi la sua eredità, non solo dal punto di vista aziendale, ma anche da quello umano.
Al povero Ferrari infatti ne successero di tutti i colori, e il suo pessimismo diventava di giorno in giorno sempre più nero. "Il mio carattere - diceva - deriva dalla conoscenza pratica di tanti avvenimenti che, conosciuti intimamente, dimostrano che siano stati costruiti principalmente dall'illusione".
Una volta un giornalista ebbe il cattivo gusto di chiedergli cos'era per lui la vita. Ferrari lo guardò e poi, dopo una breve pausa, guardando il suo taccuino, quasi a volersi assicurare che quelle parole fossero bene impresse sulla carta: "Cos'è la vita? Un ansimante cammino in una prigione in cui noi siamo rinchiusi".
Emblematica un'altra sua (famosissima) frase: "Ho lavorato tanto, non sono niente, non sono un ingegnere, sono stato punito, ho pagato caro tutto quello che ho avuto. L'ultimo conto è stato enorme". Il pessimismo, insomma, non lo ha mai abbandonato e verrebbe quasi voglia di parlare di sfortuna. Ma Enzo Ferrari ripeteva sempre che la sfortuna non esiste, e se qualcosa andava storto si addossava la colpa. Proprio come Napoleone che si accusava di tutte le sue sciagure.
Ferrari era un vincitore, e questa auto-accusa, in realtà, se la rivolgeva assai di rado. Probabilmente, se non avesse fatto il costruttore di auto da corsa, e se fosse vissuto in un'altra epoca, sarebbe stato un guerriero... Ecco, questo, e molto altro ancora, si ritrova nel libro di Orefici.
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Letto,non è male e visto il prezzo lo consiglio a tutti.
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